Consumo di risorse naturali ed economia circolare

Consumo di risorse naturali ed economia circolare

Serve un maggior impegno nella tutela del capitale naturale, soprattutto del suolo, e nella lotta alla crisi climatica. L’economia circolare è la soluzione al consumo delle risorse naturali che finiscono subito in rifiuto, perché in questo modello materiali e oggetti vengono riciclati e riutilizzati più volte.

Secondo il “Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia” 2020, realizzato dal CEN-Circular Economy Network, la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da 14 aziende e associazioni di impresa, e da Enea, l’Italia è nelle prime posizioni in Europa ma sta perdendo punti.

Il consumo di risorse

L’economia circolare è una soluzione nel momento in cui è alto il consumo di risorse naturali. Troppo alto. Ogni abitante della Terra, ricorda il CEN, usa più di 11 mila kg di materiali l’anno. Un terzo di questi si trasforma in breve tempo in rifiuto e finisce per lo più in discarica e solo un altro terzo viene ancora usato dopo appena 12 mesi.

«Il consumo di materiali cresce a un ritmo doppio di quello della popolazione mondiale. Per uscire da quella che viene chiamata economia estrattivista – e che è responsabile di buona parte della crisi climatica e ambientale, a cominciare dall’invasione dell’usa e getta – la soluzione è ormai nota e si chiama economia circolare: materiali e anche oggetti che possono essere riciclati e riutilizzati più e più volte».

Consumo di suolo

L’azione umana negli ultimi cinquant’anni ha trasformato il 75% della superficie delle terre emerse. C’è un grande problema legato al consumo e al degrado del suolo. Il 33% dei suoli mondiali è degradato e in tutta Europa, ricorda il CEN, in media ogni anno un’area di 348 chilometri quadrati (maggiore della superficie di Malta) viene impermeabilizzata e cementificata.

«La bioeconomia è quindi un tassello fondamentale nella salvaguardia delle risorse naturali. Ma – dice il Rapporto CEN – solo a condizione che sia rigenerativa, cioè basata su risorse biologiche rinnovabili e utilizzate difendendo la resilienza degli ecosistemi e non compromettendo il capitale naturale con prelievi e modalità di impiego che ne intacchino gli stock».

Economia circolare, la posizione dell’Italia

Nell’economa circolare l’Italia ha una posizione di forza ma sta arretrando.

«Siamo infatti primi, tra le cinque principali economie europee, nella classifica per indice di circolarità, il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse in cinque categorie: produzione, consumo, gestione rifiuti, mercato delle materie prime seconde, investimenti e occupazione – dice il Rapporto – Sul podio, ancora ben distanziate, anche Germania e Francia, con 11 e 12 punti in meno. Ma stiamo perdendo posizioni».

In Italia i lavoratori impegnati nei settori circolari sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media Ue a 28 che è dell’1,7%, ma c’è un rallentamento iniziato prima della pandemia, mentre gli altri paesi stanno accelerando. Gli occupati nell’economia circolare in Italia sono infatti diminuiti dell’1% fra il 2008 e il 2017.

A penalizzare l’Italia sono la scarsità degli investimenti, la carenza di eco-innovazione (ci sono pochi brevetti) e le criticità normative, come la mancanza di un Piano d’azione per l’economia circolare.

Attività realizzata/bene acquistato dall’Associazione MDC-Perugia con il contributo della Regione Umbria “Programma annuale 2020 per la tutela dei consumatori e degli utenti” comma 2, art. 6, l.r. 17/2014”.

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