Covid, la grande disuguaglianza nell’accesso ai vaccini

Covid, la grande disuguaglianza nell’accesso ai vaccini

La pandemia ha messo in evidenza un grande problema: l’accesso ai vaccini. Perché chi corre nelle vaccinazioni sono i paesi occidentali e quelli più ricchi, mentre tutti gli altri aspettano.

Secondo l’Alleanza per il vaccino popolare, un insieme di sigle e attivisti che chiede vaccini per tutti, ovunque e gratuiti, di questo passo gli Stati più poveri finiranno di vaccinare la loro popolazione nel 2078 mentre gli Stati del G7 concluderanno le campagne vaccinali nel gennaio 2022. Mentre il programma internazionale Covax per l’accesso equo ai vaccini anti Covid arranca.

Il Parlamento europeo chiede la revoca dei brevetti

Il Parlamento europeo ha chiesto la revoca dei brevetti dei vaccini anti Covid. Accordi volontari di licenza, trasferimento di competenze e tecnologie e appunto un maggior sostegno al meccanismo Covax.

«Per accelerare il dispiegamento a livello globale dei vaccini COVID-19 – informano dal Parlamento – i deputati chiedono una revoca temporanea della protezione dei diritti di proprietà intellettuale».

Con una risoluzione (passata con 355 voti favorevoli, 263 contrari e 71 astensioni) il Parlamento chiede una deroga temporanea all’accordo TRIPS dell’Organizzazione mondiale del commercio per migliorare l’accesso globale a medicinali connessi alla COVID-19 a costi abbordabili e di affrontare i vincoli della produzione mondiale e le carenze nell’approvvigionamento.

Il modo per accelerare la produzione, dicono i parlamentari, sono accordi volontari di licenze (lo sviluppatore del vaccino decide a chi e a quali condizioni il brevetto può essere concesso in licenza per la produzione) e il trasferimento volontario di tecnologia e di competenze tecniche verso i paesi in cui esistono già industrie produttrici di vaccini.

Per affrontare le difficoltà di produzione, i deputati chiedono all’UE di «eliminare rapidamente le barriere all’esportazione e a sostituire il proprio meccanismo di autorizzazione all’esportazione con requisiti di trasparenza delle esportazioni». Chiedono poi a Stati Uniti e Regno Unito di «abolire immediatamente il loro divieto di esportazione di vaccini e delle materie prime necessarie per produrli».

Servono 11 miliardi di dosi per vaccinare il 70% della popolazione mondiale e finora ne è stata prodotta solo una piccola quantità.

La maggior parte dei vaccini è arrivata nei paesi industrializzati e produttori di vaccini, mentre solo lo 0,3% delle dosi di vaccino somministrate a livello mondiale (circa 1,6 miliardi di dosi) è stato erogato nei 29 paesi più poveri del continente africano. Il Parlamento europeo chiede inoltre di aumentare i contributi, finanziari e non, al meccanismo di distribuzione globale dei vaccini COVAX.

L’accesso ai vaccini e le disuguaglianze mondiali

Ma l’accesso ai vaccini è davvero un tema enorme ed evidenzia la portata delle disuguaglianze mondiali.

«La tanto pubblicizzata iniziativa denominata Covax è in crisi – denuncia l’Alleanza per il vaccino popolare – Alla fine di maggio, attraverso Covax erano state distribuite 77 milioni di dosi, un terzo rispetto all’obiettivo prefissato. Al ritmo attuale, le dosi distribuite alla fine del 2021 saranno solo 250 milioni di dosi, il 10 per cento del totale della popolazione degli stati più poveri che hanno aderito al progetto. Di conseguenza, gli stati che facevano affidamento sul Covax stanno esaurendo le scorte e molte persone che hanno ricevuto la prima dose non sanno se e quando arriverà la seconda».

La proposta di una deroga temporanea alla proprietà intellettuale per permettere di produrre test, trattamenti sanitari e vaccini fino all’immunità di gregge globale è stata fatta nel 2020 da India e Sudafrica. Ha l’appoggio di oltre cento stati. Nel G7, sintetizza l’Alleanza, c’è un sostegno limitato ai vaccini da parte degli Usa, un atteggiamento di opposizione da Germania e Regno Unito, mentre Canada, Francia e Italia sono in posizione d’attesa.

Di questo passo «gli stati più poveri del mondo termineranno di vaccinare la loro popolazione nel 2078. Al contrario, gli stati del G7 contano di concludere le loro campagne vaccinali nel gennaio 2022. Alla fine di maggio, il 42 per cento della popolazione degli stati del G7 aveva ricevuto almeno una dose di vaccino, a fronte dell’1 per cento negli stati a più basso reddito».

Le soluzioni concrete, dice ancora l’Alleanza, sono l’immediata deroga ai brevetti, la condivisione della tecnologia e il finanziamento della produzione mondiale dei vaccini. Secondo i calcoli degli analisti dell’Alleanza, in un anno potrebbero essere prodotte otto miliardi di dosi a un costo di meno di 25 miliardi di dollari.

 

Contenuto condiviso nell’ambito del Progetto Covid-19. “Realizzato/acquistato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria co l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2020”

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