Rifiuti tessili e impatto sull’ambiente

Rifiuti tessili e impatto sull’ambiente

L’impatto ambientale dell’industria tessile comporta consumo di acqua, inquinamento da microplastiche, emissioni di gas serra e troppi rifiuti tessili che finiscono in discarica, perché pochissimi vengono riciclati come vestiario.

Secondo alcune stime, servono 2500 litri d’acqua per produrre una sola t-shirt in cotone. Il 35% delle microplastiche primarie rilasciate nell’ambiente viene dal lavaggio di tessuti sintetici.

La moda si fa sempre più veloce (fast fashion) e alimenta il consumo di vestiti sempre nuovi e a basso prezzo. La fast fashion permette infatti la costante disponibilità di nuovi stili a prezzi bassi e ha fatto aumentare la quantità di vestiario e abbigliamento prodotto, usato e scartato velocemente.

I vestiti non vengono neanche più donati ma gettati via. E a livello mondiale meno dell’1% degli indumenti viene riciclato come vestiario, in parte a causa di tecnologie inadeguate.

A marzo di quest’anno la Commissione europea ha adottato un nuovo piano d’azione per l’economia circolare, che comprende una strategia dell’UE per i tessili, con l’obiettivo di sviluppare l’innovazione e promuovere il riutilizzo nel settore.

impatto ambientale industria tessile

L’impatto ambientale dell’industria tessile. Fonte: Parlamento europeo 2020

 

L’impatto sull’ambiente: consumo di acqua e inquinamento

Ma qual è l’impatto dell’industria tessile sull’ambiente? Lo ricorda il Parlamento europeo. Intanto c’è l’impatto sul consumo di acqua.

La produzione tessile ha bisogno di utilizzare molto acqua, senza contare l’impiego dei terreni adibiti alla coltivazione del cotone e di altre fibre. Si stima che l’industria tessile e dell’abbigliamento abbia utilizzato globalmente 79 miliardi di metri cubi di acqua nel 2015, mentre nel 2017 il fabbisogno dell’intera economia dell’UE ammontava a 266 miliardi di metri cubi. Alcune stime indicano che per fabbricare una sola maglietta di cotone occorrano 2.700 litri di acqua dolce, un volume pari a quanto una persona dovrebbe bere in 2 anni e mezzo.

C’è poi l’inquinamento idrico. La produzione tessile è responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua a causa di processi industriali come tintura e finitura.

Il lavaggio dei capi sintetici rilascia ogni anno 0,5 milioni di tonnellate di microfibre nei mari. Un unico bucato di abbigliamento in poliestere può rilasciare fino a 700 mila fibre di microplastica.

Si calcola che l’industria della moda sia responsabile del 10% delle emissioni globali di carbonio, più del totale di tutti i voli internazionali e del trasporto marittimo messi insieme.

 

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L’impatto ambientale dell’industria tessile. Fonte: Parlamento europeo 2020

 

Rifiuti tessili buttati via

Altro grande problema è che i rifiuti tessili finiscono spesso in discarica. I vestiti vengono buttati via invece che regalati.

Il ciclo di vita dei prodotti tessili si è ridotto mentre è aumentata la quantità di capi di abbigliamento acquistati nell’Ue per persona. I cittadini europei, dice il Parlamento, consumano ogni anno quasi 26 kg di prodotti tessili e ne smaltiscono circa 11 kg. Gli indumenti usati possono essere esportati al di fuori dell’Ue, ma per lo più vengono inceneriti o portati in discarica (87%).

 

Attività realizzata/bene acquistato dall’Associazione MDC-Perugia con il contributo della Regione Umbria “Programma annuale 2020 per la tutela dei consumatori e degli utenti” comma 2, art. 6, l.r. 17/2014”.

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