Salute mentale, psicologi: in pandemia aumentano ansia e depressione

Salute mentale, psicologi: in pandemia aumentano ansia e depressione

La pandemia e le misure di quarantena hanno avuto (e continuano ad avere) un forte impatto sulla salute mentale. Sei psicologi su dieci denunciano un aumento di nuovi pazienti in pandemia, con disturbi che si sono concentrati soprattutto su ansia, depressione e disturbi del sonno. Le più colpite sono le donne.

Ma la pandemia ha anche spostato il lavoro di psicologi e psicoterapeuti sulla “telepsicologia”, su nuovi strumenti che all’inizio sono stati obbligati perché il loro lavoro non era considerato un “servizio essenziale”.

A far luce su come la pandemia ha cambiato il lavoro di psicologi e psicoterapeuti, e sulle differenze che questi professionisti vedono in termini di impatto del Covid sulla salute mentale, c’è uno studio pubblicato su Journal of Affective Disorders Report e realizzato da Cnr-Irib, in collaborazione con l’Università della Calabria e Università Magna Graecia di Catanzaro. Sono stati intervistati con un questionario online oltre 200 psicologi per comprendere come la pandemia abbia influito sulla loro attività clinica.

L’impatto della pandemia sulla salute mentale

Il punto di partenza è che l’onda lunga della pandemia ha notevoli conseguenze sulla salute mentale. diversi studi lo stanno analizzando.

«Numerosi sono i sintomi comportamentali descritti, sia in chi è stato contagiato dal virus, sia in chi, invece, è stato vittima di fattori indiretti come: lunghi periodi di quarantena, perdita del sostegno sociale e sovraesposizione a fenomeni di infodemia – dice una nota del Cnr-Irib – Tutte le ricerche scientifiche svolte nell’ultimo anno sono concordi nell’indicare che la pandemia e le misure di quarantena stanno seriamente impattando la salute mentale. Questo ha sopraffatto i sistemi sanitari di molti paesi e, naturalmente, ha colpito gli operatori sanitari che combattono in prima linea».

La telepsicologia

L’impatto sulla salute mentale è duplice. Investe le persone e il loro benessere psicologico messo sotto stress non solo dal virus ma anche dalle limitazioni della vita quotidiana, dall’isolamento, dall’incertezza. E ha cambiato anche il modo in cui psicologi e psicoterapeuti offrono sostegno.

«Quando COVID-19 ha colpito per la prima volta, i professionisti della salute come psicologi e psicoterapeuti non erano considerati “servizi essenziali”. Questo significava che gli psicologi non erano autorizzati a vedere i clienti faccia a faccia, e tutte le sessioni dovevano essere spostate su piattaforme di telemedicina – spiega Antonio Cerasa, neuroscienziato del l’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche di Messina (Cnr-Irib) – D’altra parte, l’aumento dei problemi di salute mentale durante l’epidemia di COVID-19 ha ulteriormente rafforzato il bisogno generale di assistenza. In questo contesto, si è entrati, forzatamente e velocemente, in una nuova era di telepsicologia, senza però avere dati scientifici e una reale guida metodologica su come traslare gli interventi di persona in interventi online».

Quali i risultati dello studio?

Durante i lockdown gli psicologi italiani hanno ammesso che la pandemia ha fortemente influito sulla loro pratica clinica (60%) e per questo che la maggior parte (85%) ha utilizzato le varie forme di modalità online per continuare il lavoro terapeutico sui pazienti. Il 65% dice di non aver avuto particolari problemi nel passaggio alla telepsicologia, così come la maggior parte dei pazienti ha riportato un feeling positivo con questa nuova modalità di rapporto clinico.

Salute mentale, i disturbi più diffusi

C’è stato un aumento di pazienti per sei psicologi su dieci. I problemi di salute mentale più diffusi si concentrano su ansia, depressione e disturbi del sonno.

«Quasi il 60% degli psicologi ha rilevato un aumento nel numero di nuovi pazienti, i quali, per la maggior parte non erano stati mai infettati dal virus – prosegue la nota del Cnr – Questa nuova ondata di pazienti è stata caratterizzata prevalentemente dalla presenza di sintomi specifici quali: ansia, depressione e disturbi del sonno. Anche nei pazienti già in trattamento si è notata una recrudescenza di sintomatologie pregresse durante la pandemia sempre relativamente a queste tre tipologie di sintomi».

Un altro dato riguarda il profilo dei pazienti che hanno fatto ricorso alle cure. I più vulnerabili a questi disturbi psicologici sono risultate le donne, impiegate, con bassa scolarità, di età tra i 26 e i 45 anni, non sposate.

 

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